(Teleborsa) - L’ultimo mese sui
mercati finanziari è stato, senza dubbio, molto
movimentato: da un lato, abbiamo assistito ad una
decisa correzione dei corsi azionari statunitensi, in particolare IT, Media, Consumer e Magnifiche Sette, ed un
ribasso dei tassi sui Treasury, con il decennale sceso fino in area 4,15%; dall’altro lato, abbiamo visto un forte
rialzo dei tassi governativi europei, con il tasso Bund tedesco a 10 anni arrivato a sfiorare quota 3%, e
borse europee che hanno performato meglio di quelle statunitensi e vantano un ritorno da inizio anno ancora superiore al 10%. Cosa ha causato questa divergenza? I fattori che hanno influenzato l'andamento dei mercati azionari ed obbligazionari sono stati analizzati dagli esperti di Generali Investment e offrono nuove indicazioni sulla futura asset allocation.
La debolezza del mercato USAIl movimento al ribasso sul mercato azionario statunitense - spiegano gli esperti - è stato guidato da due principali fattori. In primo luogo, l’escalation della
guerra dei dazi, con la nuova amministrazione impegnata prima nei dazi e solo in un successivo momento nelle misure di supporto fiscale e di deregolamentazione (lo scenario meno favorevole). L’altro fattore che ha pesato sui listini USA è stato il
deterioramento dei dati macroeconomici, con una decisa revisione al ribasso delle stime di crescita.
La rimonta dell'EurozonaQuanto all’
Eurozona, e nello specifico alla
Germania, l'esito delle
elezioni federali tedesche ha consigliato al futuro cancelliere Merz (CDU) di accelerare i tempi sulle riforme costituzionali, con l’obiettivo di rilassare il rigore nei conti pubblici e
aumentare la spesa pubblica per infrastrutture e difesa. La prospettiva di un forte aumento della spesa in Germania ha
spinto violentemente al rialzo i tassi governativi europei, in quanto gli investitori hanno temuto sia una maggiore emissione di titoli (che andrebbero a saturare la domanda), sia un
impatto inflattivo sull’economia, che metterebbe in discussione la necessità dei futuri tagli da parte della BCE.
L’incertezza senza precedenti sui dazi commerciali ha creato
tensioni al ribasso sui listini azionari, ma è stata
compensata dalla prospettiva di
maggiori spese pubbliche in Germania (ed Eurozona), che ha
aiutato l’azionariato europeo.
La politica monetaria Per quanto concerne le politiche monetarie, le recenti dinamiche sottotono negli USA e gli annunci sul piano fiscale tedesco hanno
ridotto il gap sulle aspettative dei tassi di politica monetaria di Fed e BCE. In
USA, i deboli dati macroeconomici e le incertezze legate alle politiche sui dazi si sono tradotti in
previsioni un po’ più accomodanti per l’anno in corso, con la stima di mercato per i tassi a fine anno in area 3,75% (e quindi che implica 2,5 tagli nei prossimi mesi). Per quanto riguarda la
BCE, l'outlook per il resto del 2025 è diventato
più prudente per quanto riguarda la possibilità di ulteriori tagli. Il mercato ha dunque aggiustato le sue aspettative, e infatti vede ora il
tasso sui depositi in area 2% a fine anno, in rialzo di circa 20 punti base rispetto alle stime di un mese fa (ancora due tagli nel corso dell’anno).
Mercati finanziari e prospettiveGuardando in avanti, l’accelerazione sulle
politiche dei dazi e la mancanza di novità sul piano di tagli fiscali da parte dell’amministrazione Trump è sicuramente un
fattore negativo per gli attivi rischiosi, in particolare l'azionario. Va però detto che ci sono numerosi
elementi positivi a supporto dei mercati azionari. In USA le notizie negative e l’incertezza sui dazi appare in larga misura scontata dagli investitori, mentre l'Europa beneficia delle
prospettive di stimoli fiscali, un fattore molto importante per la crescita economica e la profittabilità delle imprese.
Per quanto concerne il
mercato azionario, gli analisti di Generali mantengono
un atteggiamento selettivo sui vari Paesi:
Stati Uniti più convenienti dopo la recente correzione e con una profittabilità delle imprese molto elevata;
Europa favorita da prospettive di politiche fiscali espansive, un fattore chiave per la crescita economica e per la profittabilità delle imprese. Tra le tematiche - affermano gli esperti - ribadiamo l’esposizione al
comparto bancario mondiale (alta profittabilità), ai
titoli auriferi (prezzo dell’oro sopra i 3000 dollari all’oncia) e ai titoli del settore della difesa in Europa, che vedranno una domanda strutturale visto l’aumento della spesa per la difesa nei prossimi anni.
Sul piano
obbligazionario, il livello elevato dei tassi reali è un elemento chiave
a sostegno dei ritorni futuri. Anche in questi casi la volatilità può perdurare, specie sulla parte europea, ma gli esperti di Generali ritengono che tali livelli dei tassi in Europa siano coerenti con il mantenimento di una
posizione lunga duration. Tra i bond governativi, i
tassi Bund potrebbero trovare un
nuovo equilibrio in area 2,7%-2,9% e movimenti al rialzo possono essere usati come opportunità di acquisto, mentre
per i Treasury c'è un atteggiamento neutrale. Interesse anche nei
titoli inflation-linked europei, seppur in misura meno marcata rispetto al mese scorso.
Atteggiamento costruttivo sui BTP italiani, con lo spread stabile in area 110 punti base rispetto ai pari titoli tedeschi.
Per quanto concerne il
credito, gli spread europei si sono mantenuti stabili nelle ultime settimane, con un leggero aumento del comparto High Yield. Va però detto che il livello assoluto dei rendimenti è salito, in coerenza col rialzo dei tassi europei. Questo rende questa
classe di attivi interessante.