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Altragricoltura: serve un Piano nazionale per l’agricoltura, il passo UE non basta

Economia
Altragricoltura: serve un Piano nazionale per l’agricoltura, il passo UE non basta
(Teleborsa) - Altragricoltura vede nella nuova visione del futuro dell’agricoltura europea oggi presentata dalla Commissione Ue ed elaborata dal commissario Hansen, solo un primo passo verso un cambio di strategia e che rischia di diventare, dati i tempi di implementazione dei provvedimenti promessi, una medicina che arriva troppo tardi per un paziente ormai grave.

"Per tale motivo Altragricoltura sostiene che, anche alla luce della nuova visione dell’agricoltura europea oggi prospettata da Bruxelles, sia necessario per il mondo politico italiano prendere atto dello stato di crisi dei medi e piccoli agricoltori, per restituire alle aziende un presente necessario per poter approdare ad un futuro che non sia solo un’illusione, Altragricoltura chiede un Piano nazionale organico per il settore agricolo, che affronti tutti i temi della crisi". A dichiararlo è Gianni Fabbris, segretario generale nazionale di Altragricoltura che ricorda: "Non a caso gli agricoltori sono tornati in strada coi loro trattori dal 26 gennaio scorso e domani in conferenza stampa a Roma chiariranno le loro richieste al Governo e alle Giunte delle Regioni a cominciare dalla dichiarazione di Stato di Crisi del settore".

"Sicuramente nella redazione della tabella di marcia che la Commissione oggi si è finalmente data ha avuto un peso il movimento degli agricoltori che a partire dal gennaio 2024 ha chiesto all’Unione europea di cambiare rotta sulla Politica agricola comune e sui rapporti commerciale coi Paesi terzi, ma oggi più che mai come Altragricoltura non possiamo fare a meno di mettere in evidenza lo stato attuale di crisi dell’agricoltura europea e soprattutto italiana – sottolinea il segretario generale nazionale di Altragricoltura.

"La crisi in atto è causata dalla concorrenza sleale di derrate agricole provenienti da ogni parte del mondo, che operano dumping sociale e ambientale senza limiti, dalle concentrazioni di potere contrattuale nelle mani di industria di trasformazione e distribuzione organizzata che mettono gli agricoltori a capo di piccole e medie aziende con le spalle al muro, costretti ad accettare prezzi di cessione sempre più bassi - ricorda infine Fabbris - condizioni queste che hanno come conseguenza l’accrescersi dall’indebitamento di sistema, indotto dalla necessità di sostenere le campagne con prestiti di conduzione che si affiancano a quelli accessi a lungo termine per sostenere gli investimenti".
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