(Teleborsa) - La questione dei
dazi americani rischia di catalizzare l'attenzione, ma
Confcommercio ritiene che le attuali
minacce di Trump appaiano "surreali", poiché numeri rivelano che
l'impatto di una guerra commerciale è
molto inferiore a quanto si teme: nel 2023, l'export UE di beni verso gli USA è stato pari a 504 miliardi di euro e le importazioni a 347 miliardi con un saldo di 157 miliardi a favore dell’UE, mentre le esportazioni di servizi dall'UE verso gli USA valevano 319 miliardi e le importazioni 427 miliardi con un saldo di 108 a favore degli Stati Uniti. Quindi, il
"vero" saldo complessivo sarebbe di
circa 52 miliardi di dollari, pari allo
0,18% del PIL USA.
In un quadro congiunturale non troppo lontano da quello attuale, quindi Confcommercio segnala che gli
indicatori congiunturali dei primi due mesi dell’anno sono
più "verdi" che "rossi»": una
crescita stentata, ma non riduzione. In questo scenario
le stime dell’ICC (consumi) permangono
positive se si considerano i dati destagionalizzati (+0,2% e +0,1% rispettivamente a gennaio e febbraio) mentre evidenziano due segni meno (febbraio -0,9%) nella serie grezza.
Al di là dei dettagli tecnici, appare ancora
irrisolta la questione del maggior
reddito disponibile reale che non si trasforma in consumi. Nei primi due mesi dell’anno, il
sostegno ai consumi deriva dalla fruizione del
tempo libero e dal
turismo: servizi e beni ricreativi, alberghi e ristoranti, trasporti aerei e telecomunicazioni sono in aumento, anche sensibile.
Per contro, alimentari, mezzi di trasporto, mobili ed elettrodomestici appaiono in
riduzione. Vestiario e calzature assumono una posizione intermedia tra questi estremi.
Buone nuove sul fronte dell’inflazione. L'ultima previsione di Confcommercio per febbraio si posizionava al 2%, contro un dato effettivo di 1,6%, in rialzo marginale a marzo (1,7%). Il tema degli
eccessivi costi dell’energia è centrale, ma non si intravedono soluzioni facili a breve termine.
La tenuta dell’occupazione, il recente
rimbalzo della produzione industriale, il buon andamento del
turismo, dell’inflazione e dei
redditi reali, costituiscono ancora i
presupposti per un impulso alla crescita attraverso la ripresa dei consumi.